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Repubblica Democratica del Congo
BAMBINI DI STRADA A KINSHASA: INFANZIA DI POVERTA' E MISERIA, IN UNO DEI PAESI PIU' RICCHI DEL MONDO



    Repubblica Democratica del Congo, se si escludono i paese produttori di petrolio, una delle nazioni più ricche al mondo: oro, diamanti, uranio, rame, legame e caffè; un fiume, da cui il paese prende il nome, che per portata idrica è secondo solo al Rio delle Amazzoni, con un potenziale idroelettrico capace di soddisfare il fabbisogno d'energia di gran parte del continente africano. E poi il coltan, minerale rarissimo ma abbondante nel paese, la cui importanza strategica è oggi immensa, per le proprietà che lo rendono una componente essenziale dell'industria elettronica avanzata - informatica, missilistica, di telefonia mobile - e per cui si è scatenata una nuova caccia all'oro. In questo paese di ricchezze e potenzialità straordinarie - definito dai colonizzatori belgi uno "scandalo geologico" - nelle strade della sua capitale, Kinshasa, si aggirano sporchi ed affamati, abbandonati al loro destino, decine di migliaia di Seghué, i bambini di strada del Congo.

    Camminando di notte per le vie della capitale, veri e propri immondezzai a ciclo aperto, se ne possono incontrare ad ogni angolo: bambini e bambine, di solito in piccoli gruppi, sbucano fuori da vicoli bui e ripari improvvisati, a piedi nudi e con i vestiti luridi, tra pozze d'acqua stagnante e cumuli di rifiuti maleodoranti, mentre i marciapiedi, col passare delle ore, si trasformano in miseri giacigli notturni, dove bimbi a volte di appena 6 anni si addormentano coperti dai loro soli laceri stracci. Un crimine contro Dio, per chi ha fede; un crimine contro l'umanità, per chi pensa ne sia rimasta un briciolo in un sistema sociale che, brutalmente, separa chi tutto possiede da chi non dispone del minimo indispensabile alla sopravvivenza quotidiana.

    I bambini di strada di Kinshasa, tra i bambini più vulnerabili del Congo, sono i figli della povertà abietta in cui il paese è stato sprofondato - dopo il genocidio della colonizzazione belga e la più che abietta in cui il paese è stato sprofondata - dopo il genocidio della colonizzazione belga e la più che ventennale dittatura di Mobutu - da anni di guerre e d'instabilità politica.

    Lo Stato, nella Repubblica Democratica del Congo, è oggi un'idea vaga e inconsistente, che si identifica con palazzi ministeriali fatiscenti, dove chi vi lavora spesso non è pagato per mesi, ma in cui vige un intreccio di corruzione, affari ed interessi che spazia dall'accumulo d'enormi ricchezze nei vertici all'accaparramento dell'indispensabile alla sopravvivenza quotidiana nei livelli più bassi. I servizi sociali, ormai da tempo, sono in rovina; i trasporti pubblici sono inesistenti, con camion e furgoni privati, stipati fino all'inverosimile, che ne fanno di fatto le veci. Le strade pullulano giorno e notte di gente esasperata, colma di una rabbia latente, pronta ad esplodere al minimo pretesto, ma che nondimeno si industria per sbarcare il lunario, spingendo carretti di ferraglia o improvvisando piccoli commerci di frutta e cianfrusaglie, in uno scenario di assoluta desolazione, che solo la vegetazione lussureggiante della foresta in cui si districa Kinshasa contribuisce ad attenuare. Al contempo, nelle strade trafficate da veicoli ridotti a rottami, congestionate da vetture in panne e da un via vai frenetico di persone, è comune vedere ù, quasi nel trambusto generale, tir carichi di giganteschi tronchi di legname pregiato, che si dirigono chi sa dove, quasi a simbolo di una ricchezza che si volatilizza sotto gli occhi impotenti dei suoi legittimi proprietari. E mentre risorse immense lasciano il paese, per lo più illegalmente, la sua popolazione vive nella povertà più inumana, di cui i bambini di strada di Kinshasa sono forse l'aspetto più crudo e brutale.

    E' impossibile dire quanti bambini vivano derelitti nelle strade sudice di uno dei paesi più ricchi del mono: i dati dell'UNICEF indicano una forbice che, solo a Kinshasa, varia tra i 20 e i 30 mila bambini, con le stime più verosimili che parlano d'oltre 26.000 Shegué abbandonati al loro destino. Abbandonati da famiglie troppo povere per prendersene cura; separati dai nuclei familiari durante gli esodi di massa dalle regioni orientali ancora in guerra; figli, essi stessi, di altri bambini di strada; orfani dell'AIDS e della povertà; cui si aggiungono i bambini accusati di stregoneria, additati come causa, invece che vittime, dell'estrema miseria che sconvolge il tessuto familiare con golose; un fenomeno, questo, che racchiude in sé una contraddizione simbolica lacerante, per una società fondata sulla famiglia allargata, e per una cultura tradizionale che vuole i bambini più deboli accolti nella rete di protezione sociale comunitaria.

    In questo contesto, l'UNICEF, pur collaborando formalmente con lo Stato, ne supplisce di fatto le immense lacune, soprattutto per ciò che riguarda il versante della protezione sociale. Nel paese, sono tre i principali interlocutori con cui l'UNICEF si rapporta: le istituzioni, le grandi ONG internazionali, la rete costituita dalla miriade di ONG e associazioni di volontariato locali. Il lavoro con il Governo può essere il più problematico, ma da esso non si può prescindere, se si vuole restituire a questo paese la propria sovranità ed innestare un meccanismo di sviluppo endogeno: non vi è solo corruzione e indigenza, ma anche voglia di riscatto, nella parte migliore delle istituzioni congolesi, che necessitano di formazione ed assistenza, che contribuiscano a promuoverne una responsabilizzazione e una cultura del progresso sociale collettivo. Il lavoro con le grandi ONG internazionali è forse, per l'UNICEF, la via più semplice d'intervento, in quanto si tratta di organizzazioni capaci, affidabili e trasparenti; nondimeno è fondamentale l'apporto che l'UNICEF offre alla miriade di ONG e associazioni locali, la vera espressione della società civile congolese, radicate sul territorio e direttamente calate nei problemi e nelle difficoltà della vita quotidiana. Tutte e tre le componenti sono fondamentali per il lavoro dell'UNICEF, perché al problema del degrado sociale congolese non si può rispondere attraverso misure individuali e disarticolate, ma solo mediante strategie collettive, che avviano nelle istituzione, nelle organizzazioni e nelle associazioni locali il connettore capace di far leva su un conteso di risorse scarse, moltiplicandone gli effetti.

    In tale ottica, l'UNICEF non si limita a intervenire sul piano dell'assistenza immediata ai bambini di strada, attraverso il sostegno a centri d'accoglienza temporanea gestiti per lo più da ONG locali, ma opera anche per la formazione del personale pubblico addetto alla loro tutela - magistrati, avvocati, polizia, assistenti sociali, educatori ed insegnanti - e allo sviluppo di un codice per la protezione dell'infanzia in modo da promuovere una coscienza per la quale i bambini di strada siano concepiti non come criminali, non come una delle cause del degrado sociale, bensì come le vittime più indifese della miseria che ne è all'origine. Un fenomeno di tali dimensioni può essere affrontato solo attraverso una presa di coscienza della società civile, mediante la responsabilizzazione del personale statale, l'informazione e la sensibilizzazione comunitaria, l'analisi delle cause di fondo e l'individuazione di possibili misure di risposta sociale. L'azione dell'UNICEF, in un contesto di risorse perennemente scarse, deve quindi bilanciarsi tra interventi di risposta immediata, per lenire la piaga esistente, e misure che, meno visibili, determinino nel lungo periodo effetti duraturi e sostenibili.

    Nell'ambito della protezione dei bambini socialmente vulnerabili - uno dei settori d'intervento fondamentali dell'UNICEF in Congo, insieme a sanità e nutrizione, acqua e igiene, istruzione ed assistenza agli sfollati - l'UNICEF Italia rappresenta il primo sostenitore dei progetti s'assistenza ai bambini di strada, da una parte supportando economicamente studi strategici, corsi di formazione e campagne di sensibilizzazione comunitaria, volti a produrre mutamenti nel lungo periodo, dall'altro attraverso il sostegno diretto ai centri per bambini di strada. L'UNICEF Italia, oltre a sostenere l'insieme degli interventi di sviluppo dell'UNICEF in Congo, supporta, nello specifico, le attività di 6 centri per bambini di strada di Kinshasa, grazie, soprattutto, al contributo dei Comitati provinciali dell'UNICEF della regione Emilia Romagna, e della solidarietà della sua società civile.

    La maggior parte dei centri di Kinshasa, a prima vista, non sembrerebbe offrire condizioni di vita nettamente migliori rispetto al contesto sociale della capitale; se da una parte ciò è dovuto a una cronica penuria di risorse, dall'altra, nondimeno, tale effetto è perfino voluto: l'obiettivo dell'UNICEF, attraverso tali centri, è infatti il reinserimento del bambino in famiglia, così che offrire condizioni di vita che nessun genitore congolese potrebbe mai permettersi significherebbe creare una frattura tra il bambino e l'ambiente familiare, invece che lavorare a una sua ricomposizione.

    A ben vedere, però, se le condizioni materiali sono mantenute al livello della società reale, per altro verso le opportunità che i centri offrono ai bambini sono ciò che veramente fa la differenza rispetto alla vita di strada: nei centri, mentre sono in corso le attività di ricerca e mediazione per il ricongiungimento familiare, i bambini beneficiano non solo di protezione e di una prima assistenza medica, ma anche e soprattutto di attività di scolarizzazione di base, di corsi intensivi di recupero scolastico e di attività di formazione professionale in grado di offrire uno sbocco lavorativo concreto (falegnameria, carpenteria, meccanica ed elettronica per i ragazzi; sartoria e corsi da parrucchiera per le ragazze; agricoltura e allevamento per entrambi). Ciò contribuisce non solo a facilitare il ricongiungimento familiare - in un contesto di povertà estrema, la famiglia sarà meglio disposta a riaccogliere un figlio che possa contribuire al reddito familiare - o ad aiutarli a diventare autosufficienti qualora il ricongiungimento sia impossibile: ma, soprattutto, a creare i presupposti per strappare bambini e ragazzi al circolo vizioso di ignoranza e povertà, il solo futuro che gli offre la strada, restituendo loro dignità ed autostima. L'UNICEF sostiene economicamente tutte le attività dei centri, da quelle di ricerca, mediazione e ricongiungimento familiare alle attività di formazione scolastica e professionale; provvede ai salari degli educatori che vi lavorano, offrendo loro opportunità di formazione e motivazioni per proseguire il loro indispensabili lavoro; distribuisce medicinali di base, materiali scolastici, per la formazione professionale e di carattere ricreativo.

    L'obiettivo dei centri è di fornire assistenza immediata ai bambini di strada, ma, anche e soprattutto, dimostrare al mondo esterno - dalle istituzioni alla gente comune - che, se adeguatamente aiutati, tali bambini sono in gradi di reinserirsi nella società civile, e di contribuirne allo sviluppo. Solo mediante risultati concreti, solo attraverso la dimostrazione che un bambino di strada,il più riletto nella società , può divenirne parte attiva, si può produrre nelle istituzioni e nella società tutta la coscienza che il recupero di queste piccole vittime rappresenta un investimento sociale, nella direzione del progresso e dello sviluppo collettivo. Per sfuggire al suo presente di miseria, il Congo non può prescindere dalla nuove generazioni, e i bambini di oggi sono il futuro del paese di domani.


ULTIME NOTIZIE 2009


  • 4103 bambini di strada del Congo sono tornati in famiglia;
  • 8000 bambini hanno ricevuto cure mediche e psicosociali, accoglienza, istruzione e formazione-lavoro;
  • 899 bambini che lavoravano in miniera sono stati sottratti allo sfruttamento e beneficiano di interventi di recupero;
  • 543 bambini in carcere hanno ricevuto assistenza legale e protezione: 241 sono stati scarcerati.
 
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Il Comitato Provinciale per l'UNICEF di Rimini ringrazia sentitamente l'Ing. Roberto Patumi e tutta la Infotel Telematica s.r.l. per ospitare gratuitamente queste pagine, il Dott. Giuseppe Semeraro e i Rag. Andrea Malavasi e Silvia Stabile per il prezioso contributo offerto nella redazione delle stesse.

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